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VOCI DI DAD. ESPERIENZA DI UNA DOCENTE DI SOSTEGNO.

Il 2020 ha portato una veste diversa alla scuola italiana. Alunni e Docenti hanno affrontato una didattica completamente stravolta, nuova, “sfidante”.

Tutti con uno schermo in mano, la tecnologia era la parola all’ordine del giorno. La tecnologia ha rappresentato il mezzo con cui bisognava tradurre in pratica tutti gli aspetti della vita scolastica, anche quelli relazionali.

Come è stato vissuto questo periodo dai docenti e soprattutto dai docenti di sostegno? Leggiamo l’esperienza della Dr.ssa Antonella Graziadei, docente di sostegno di una scuola primaria.

Insegnante di sostegno in Dad, quali sono state le tue prime emozioni?

Quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 credevo che sarebbe durata pochi giorni, non avevo ancora compreso a pieno il momento difficile che il nostro paese stava vivendo. In questo breve frangente, il mio primo pensiero è andato ai miei due alunni dei quali mi occupo in contemporanea. Sono due bambini molto diversi tra loro, con delle esigenze differenti.  Ho pensato subito di mostrare la mia vicinanza alle famiglie attraverso frequenti contatti telefonici. Come insegnante di sostegno, ritengo che il mio ruolo sia polivalente: noi siamo docenti a scuola, ma siamo anche motivatori e sostenitori di tutte le mamme e tutti i papà di bambini con difficoltà. Il nostro compito è anche quello di stare vicino a loro, aiutarli e guidarli verso scelte consapevoli. Sulla base di questa premessa, ho cercato di stare vicino a loro, di fornire un supporto nella gestione dei bambini con aiuti, consigli e qualche “pillola psicologica quotidiana”. Ho raccolto le loro testimonianze e in molti casi anche la “disperazione” di questi genitori, costretti con i loro figli a stare chiusi in casa, confrontandosi anche con la difficoltà di spiegare loro il motivo per cui non si va non solo a scuola, ma anche al dopo-scuola e al centro di riabilitazione. Questi bambini hanno perso la loro continuità. Il loro tempo si è fermato e i loro punti di riferimento sono crollati.

La DAD e il sostegno: quali implicazioni relazionali? Come è cambiata la vostra relazione alunno-docente?

Dopo qualche giorno dall’attivazione della didattica a distanza, mi sono confrontata con la limitata “competenza tecnologica” delle famiglie. Molti avevano difficoltà ad utilizzare il computer, accedere al registro elettronico, scaricare gli allegati ed entrare in piattaforma. Mi sono ritrovata a realizzare dei tutorial per poter mostrare loro ogni singolo passaggio.  Superato questo  step, è arrivata la parte più complessa della DaD: la relazione. Come detto prima, sono insegnante di due alunni: un bambino ADHD e un bambino con marcati  disturbi emotivo- comportamentali. Ognuno di loro presenta caratteristiche differenti e questo si è dispiegato  anche nella DaD.  Con l’alunno ADHD la relazione si è interrotta l’ultimo giorno di didattica in presenza. Durante questi mesi, numerosi sono stati i tentativi di videochiamate, videolezioni, chiamate di gruppo ma purtroppo non ci sono stati riscontri positivi: il bambino, al solo pensiero di vedere la maestra e i compagni  davanti ad uno schermo, diventava agitato e nervoso. Considerate le reazioni forti, si è deciso di interrompere i tentativi, procedendo solo con i compiti scritti. Differente è stata la reazione dell’altro alunno al quale la didattica a distanza ha portato dei profitti eccezionali sia sul lato comportamentale che dell’apprendimento. Il tempo di permanenza davanti al pc non è mai stato un problema; al contrario, questa nuova modalità gli ha fornito stimoli nuovi e durante le videolezioni non si sono mai verificati i comportamenti messi in atto a scuola, che risultavano spesso molto difficili da gestire per me insegnante. Con i suoi tempi più brevi , la Dad  ha favorito il clima di transfert : l’ambiente domestico, l’assenza di confusione e di relazioni reali con i pari hanno reso il setting  di apprendimento più disteso. La nostra relazione è mutata nel corso dei mesi, diventando più solida e informale. Ne riporto un esempio: quando eravamo a scuola, al mattino non rispondeva mai ai miei saluti, in DaD questo è cambiato, perché la nuova situazione, con la maestra che compare sullo schermo,ha portato uno stimolo nuovo che ha ribaltato anche l’aspetto emotivo del bambino.

Sulla base della tua esperienza quali possono essere le strategie da applicare ai fini dell’inclusione scolastica mediante Dad?

Bella domanda. Alla luce della mia esperienza, ritengo che la DaD non possa fornire strategie inclusive. La scuola è fatta di contatti umani e veri, un bambino affetto da Adhd ha dei tempi di attenzioni limitati, che vengono prolungati attraverso pause, rinforzi positivi e premi. Il tutto non è possibile davanti ad un pc. Questi bambini  sono come degli uccellini, hanno bisogno di muoversi, di ricaricare la loro concentrazione, di cambiare attività, hanno bisogno della maestra che li abbraccia se vogliono scappare, che li rassicura quando il “diavoletto” che vive nel loro cuore li conduce a muoversi continuamente senza sapere perché. E’ mia opinione personale che per aiutare davvero gli alunni con disabilità e le loro famiglie occorra un aiuto tangibile, come ad esempio l’affiancamento domiciliare dell’insegnante di sostegno, di operatori socio-assistenziale o educatori.  A mio avviso, queste famiglie hanno subito un vero e proprio abbandono sociale, sono state escluse e non incluse. E’ nell’inclusione la vera strategia: nella scuola che vorrei, mi piacerebbe sentire il profumo di una maggiore “consapevolezza inclusiva”. Spero che un giorno questo possa realizzarsi non solo a parole, affinchè ogni alunno possa sentirsi unico nella sua “speciale normalità” come direbbe Dario Ianes.

Premettendo che ci auguriamo tutti un rapido ritorno alla normalità…ma se dovessi pensare a questa frase “LA DAD DEL FUTURO”, come la immagineresti con tre parole?

Tre parole? innanzitutto spero che la Dad in qualche modo abbia lasciato il segno in tutti i bambini e anche negli insegnanti perché ha offerto comunque molti spunti positivi per ripensare ad una didattica al passo con i tempi. Mi auguro che nessuno dimentichi quello che imparato e che possa essere utile anche quando potremo tornare liberamente al nostro lavoro.  Tornando alle tre parole, la immaginerei cosi:  “SBUROCRATIZZATA”, ATTREZZATA E FORMATIVA.



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