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LUDOPATIA. UN GIOCO DI SQUADRA PER PREVENIRE ED EDUCARE!

LUDOPATIA. UN GIOCO DI SQUADRA PER PREVENIRE ED EDUCARE!

Il ruolo della psicologia e del marketing sociale.

“Gioco d’azzardo:fenomeno in crescita tra giovani di 15 ai 21 anni”

“Videogiochi:rischio di unico nutrimento emotivo dei giovani”

“Gioco d’azzardo:corsi di gruppo per combattere la dipendenza”

“Anche i minori scommettono la paghetta”

Sono solo alcuni dei titoli ed estratti di articoli che popolano sui media e che rappresentano il quadro della situazione attuale.

Ma qual è il ruolo degli psicologi?

La psicologia (e in maniera più approfondita la psicoterapia) offre le teorie e le tecniche necessarie per lavorare sulla dipendenza dal gioco d’azzardo e per riconfigurare questo quadro che si sta delineando.

Non dimentichiamoci, però, che la psicologia offre anche gli strumenti che permettono a una comunità di non dipingere questo quadro, educando a giocare d’anticipo in un’ottica di prevenzione, coinvolgendo soprattutto gli adolescenti.

Si tratta di una serie di attività e iniziative volte a informare, educare e promuovere, al fine di prevenire questo fenomeno.

In sintesi si tratta di marketing sociale.

Kotler definisce il marketing sociale come “l’insieme di attività intraprese da un’organizzazione per creare, mantenere, modificare gli atteggiamenti e i comportamenti in vista di valori socialmente condivisi”. 

In pratica il marketing sociale è utile per:

  • la promozione e la tutela della salute (promozione di stili di vita sani, prevenzione di comportamenti a rischio);
  • la promozione di comportamenti sociali (tutela dell’ambiente,  educazione ambientale);
  • la promozione di idee e comportamenti socialmente desiderabili.

Gli obiettivi del marketing sociale non sono connessi alla vendita di un bene o un servizio ma sono collegati a un cambiamento della persona. Diverse possono essere le tipologie di cambiamento interessate:

  • CAMBIAMENTO COMPORTAMENTALE (modificare stili di vita nocivi a favore di abitudini salutari).
  • CAMBIAMENTO DI VALORI (modificare determinate opinioni in relazione a temi di interesse sociale).
  • CAMBIAMENTO COGNITIVO (informare le persone in merito alla frequenza di determinati comportamenti, far conoscere gli aspetti negativi di una condotta per favorire un cambiamento cognitivo).
  • CAMBIAMENTO D’AZIONE  (indurre a compiere un’azione concreta entro un periodo di tempo, favorendo determinate scelte per la salute e il benessere della persona).

Infatti, il focus principale di una campagna di marketing sociale è risolvere un problema collettivo attraverso il cambiamento di comportamenti individuali e/o di gruppo. La psicologia fornisce gli strumenti che accompagnano questo cambiamento in un’ottica non di senso comune, ma di rigore scientifico.

Lo psicologo è consapevole che occorre fare gioco di squadra per lavorare con il cambiamento e in un quadro complesso come può essere quello della dipendenza dal gioco.

In una comunità è importante fare rete: collaborare con enti e organizzazioni per produrre con successo dei cambiamenti. Questo significa scambiare informazioni vere, concrete per raggiungere un beneficio e un obiettivo comune.

Passando da un piano teorico a un piano pratico, diverse possono essere le attività di prevenzione che possono realizzarsi all’interno di una comunità, coinvolgendo anche la figura degli psicologi:

  • organizzare incontri di carattere informativo e formativo per far conoscere e far sperimentare in un contesto protetto i rischi connessi alle dipendenze da gioco;
  • utilizzare l’arte, i fumetti, le vignette, al fine di comunicare con un sano umorismo, anche all’interno di scuole e ambienti frequentati da giovani;
  • educare con i serious games, per far comprendere la faccia non patologica del gioco.  I serious games, infatti, sono nuovi strumenti di promozione della salute che consentono di favorire l’apprendimento in un’ottica di “learning by doing”;
  • riscoprire la bellezza del territorio, organizzando attività di squadra a carattere esperienziale. Tutto questo per far comprendere che le emozioni, le competenze, le conoscenze si possono sviluppare restando connessi in un mondo reale e disconnettendosi da un mondo esclusivamente virtuale.

Questo è solo un aspetto dell’intervento psicologico: un aspetto che riguarda principalmente la fase di prevenzione ed educazione, ma c’è un altro ampio bagaglio di conoscenze e tecniche che consente di lavorare sulla dipendenza.

A tal proposito cosa ci dice la psicoterapia in merito? Risponde a questa domanda la Dott.ssa Rosita Filardi, Psicologa e Psicoterapeuta.

 

 

Il trattamento del gioco d’azzardo patologico può prevedere setting individuali, familiari e di gruppo.

E’ essenziale che all’inizio il terapeuta costruisca un’alleanza con il paziente per rinforzare la motivazione e la compliance al trattamento.

Il terapeuta ha la facoltà di stabilire anche delle indicazioni comportamentali per proteggere il paziente dal contatto con l’esperienza di gioco (controllo del denaro da parte di un familiare, evitamento di luoghi o situazioni di rischio, etc.).

E’ in ogni caso suggerito di co-costruire con il paziente il processo terapeutico, al fine di permettergli di assumere un ruolo attivo e responsabile nella terapia.

Riguardo ai trattamenti farmacologici, non ne esiste alcuno dedicato alla dipendenza da gioco d’azzardo, ma spesso vengono prescritti (i.e., fluvoxamina, paretina ed escitalopram), analogamente a quanto fatto con i pazienti con sintomi ossessivo- compulsivi antagonisti degli oppiacei per ridurre il craving e gli effetti gratificanti e di rinforzo del gioco o stabilizzatori dell’umore (i.e., carbamazepina, valproato e litio).

Gli approcci possono essere vari, tra i più conosciuti c’è l’approccio cognitivo comportamentale, le terapie di gruppo, il sistemico familiare.

L’ approccio cognitivo comportamentale si basa sulla ristrutturazione cognitiva volta ad eliminare quelle credenze irrazionali connesse al gambling, che portano il soggetto a sovrastimare la propria abilità di calcolo delle probabilità, a sottostimare l’esborso economico che porterà ad una vincita risolutiva e, più in generale, a modificare tutte le credenze che mantengono il comportamento del giocatore patologico.

Le terapie di gruppo lavorano sul  gruppo, all’interno del quale il soggetto può esporre la propria dipendenza agli altri partecipanti e condividere il vissuto di sofferenza. I giocatori, caratterizzati spesso da pensiero concreto, scarsa attenzione e bassa capacità di introspezione, acquisirebbero così maggiore sicurezza e abilità nella gestione dei problemi comportamentali e delle proprie relazioni. Nel dettaglio, si punta ad incrementare la motivazione del paziente, agendo sull’aumento della consapevolezza del problema – tramite tecniche derivate dal colloquio motivazionale – e sulla disponibilità al trattamento e al cambiamento, proponendosi, inoltre, come spazio informativo sul fenomeno del gioco d’azzardo. 

L’approccio sistemico relazionale nel gioco d’azzardo patologico segue un orientamento che coinvolge attivamente la famiglia e, in alcuni casi, concepisce il giocatore come paziente designato, considerando il sintomo del gioco patologico come risposta alla situazione famigliare disfunzionale. In quest’ottica, il disturbo da gioco d’azzardo ricoprirebbe la funzione di mantenere l’omeostasi del paziente. Il terapeuta, partendo dalla ricostruzione del “contesto” – inteso nell’accezione di Bateson come il “luogo sociale e relazionale in cui il sintomo del paziente si manifesta, in cui esso prende forma e assume di significato” – ricerca le valenze relazionali del comportamento sintomatico e ne esplora la funzione all’interno degli equilibri del sistema di riferimento. In seguito, sviluppa una mappa della famiglia che lo aiuta a formulare ipotesi sui settori familiari funzionali o disfunzionali.

 

 

 

 

 



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categoria: Educazione, In Evidenza